Sandonaci: salme ritrovate intatte
(di Marco D’Errico) A Urbania, un piccolo centro nelle Marche, in provincia di Pesaro-Urbino, la Chiesa dei Morti custodisce alcuni corpi ancora ben conservati di persone morte tra il Seicento e il Settecento. Un caso simile a quello di San Donaci, anche se queste salme furono seppellite sotto terra e senza bara, così come si usava all’epoca.
Ritrovate ai primi dell’Ottocento, si è a lungo pensato a un fenomeno soprannaturale e solo negli ultimi decenni, in seguito ad accurati studi compiuti da molte università, si è scoperta l’esistenza di una particolare condizione ambientale, che avrebbe permesso la mummificazione in modo del tutto naturale. La Chiesa di Urbania conserva al suo interno il cimitero delle Mummie, noto appunto per il singolare fenomeno, ancora oggetto di studi scientifici, che avrebbe essiccato i cadaveri succhiandone i liquidi.
Rinvenuti nei pressi della chiesa, i 18 corpi mummificati, dopo circa un decennio, furono esposti dietro l’altare. Alla sistemazione dei corpi provvide la Confraternita della Buona Morte, la cui missione primaria era il trasporto e la sepoltura delle salme, specie dei condannati a morte, l’assistenza dei moribondi, la registrazione dei defunti e la distribuzione delle elemosine ai poveri. Ognuna delle mummie ritrovate ha una storia, ricostruita attraverso documenti e manoscritti dell’epoca. Ne esce uno spaccato delle dure condizioni di vita di allora che spiegano alcune delle morti: dal giovane accoltellato nella veglia danzante, alla donna deceduta per un taglio cesareo, fino all’uomo che fu sepolto vivo in stato di morte apparente.
A quel tempo non era infatti previsto un periodo di osservazione del cadavere, come invece avviene oggi, prima della inumazione. “Quei corpi – ha spiegato Gino Fornaciari, docente di Storia della Medicina all’Università di Pisa – si sono conservati grazie alle particolari condizioni microclimatiche dell’ambiente. In poche parole, bisogna pensare a un perfetto equilibrio di ogni elemento: freddo sì, ma non rigido, ambiente secco ma non troppo. Condizioni che difficilmente permetterebbero la vita di un fungo. Il fungo denominato “Hypha bombicina pers” era la cosiddetta muffa che si pensava, fino a pochi anni fa, avesse disidratato i cadaveri fino a mummificarli.
Le quindici persone vissute tra il 1600 e la prima metà dell’800, come si spiega nella storia della Chiesa dei Morti, erano un fornaio, due religiosi e gente comune. Le loro storie rivivono grazie a lettere, documenti d’archivio e tradizione orale: la Confraternita della Morte registrava nascita e decesso di tutti. E soprattutto registrava le morti violente: omicidi, incidenti, condanne a morte per impiccagione.







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